Dellamore e il battito irregolare della mente / Intervista

 

Con “Cronico”, Dellamore abbandona ogni maschera per raccontare l’instabilità come una forma d’arte. L’artista, nato a Palermo e cresciuto tra sonorità hip hop e influenze elettroniche, costruisce un racconto sincero sul non riuscire a fermarsi, sul vivere sempre al massimo dell’intensità. Un singolo che vibra di autenticità e mette in musica la complessità del pensiero.

Dopo il periodo come Fre e le collaborazioni con nomi importanti, cosa rappresenta oggi Dellamore per te?

Rappresenta un po’ un connubio tra il vecchio ed il nuovo, un ponte di collegamento tra il male ed il bene che si incontrano e cercano di trovare un punto in comune. Per questo oggi c’è tanta diversità nella mia musica. Mi son perso tante volte e forse ancora oggi sto cercando di ritrovarmi, sperimentando.

In che modo “Cronico” rispecchia la tua evoluzione personale e musicale?

Nel modo di mettermi a nudo, rischiando di suonare un po’ troppo emozionale. Sai, spesso non va a genio nel mondo del rap il mostrarsi indifesi o deboli per colpa delle emozioni. Ma è un cliché moderno che non accetterò mai. Anche in questo, sarò cronico.

C’è un legame tra le tue radici siciliane e la tua sensibilità artistica?

Per quanto riguarda la mia sensibilità artistica, non so quanto si possa attribuire alle mie radici siciliane, ma sicuramente il contesto dove ho vissuto, la famiglia e come mi ha cresciuto, hanno sviluppato in me una empatia particolare, che ha sentito il bisogno di esprimersi in qualche modo già da poco più che un bambino.

Hai parlato di “dipendenze emotive”. Quanto la musica è, per te, una di queste?

Tantissimo. La musica mi accompagna in ogni momento. Mentre lavoro, mentre guido, mentre faccio palestra. Non ne faccio a meno. Se sono triste, ricado in quel loop di canzoni tristi collegate a momenti no della mai vita. Se sono felice, metto play a canzoni che mi gasano e che alimentano questo mood.

Credi che il disagio possa essere una forma di ispirazione costante per chi crea?

La mia tesi delle scuole superiori si chiamava “Il genio dietro la sofferenza”.

Penso che dietro ogni genio artistico, ci sia una grande consapevolezza del mondo e di sé stessi. Ed il risultato non è mai piacevole. Ti scontri inevitabilmente con domande più grandi di te, spesso senza risposte, con dissidi interiori e disagi psico-sociali che pesano dentro. Ma il bello di questo fardello è l’ispirazione che ti dona nel processo creativo. È come se ti fornisse delle lenti speciali per guardare dentro le cose.

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