A Kind of Superhero: “Saosin, Underoath e Thrice sul pullman per andare a scuola” / Intervista

A Kind of Superhero

Nuovo EP per gli A Kind of Superhero, band che ormai da parecchi anni calca i palchi della scena alternativa underground italiana e che con questo ha all’attivo tre EP, tutti quanti con titoli di tre parole: Out of Here (2015), On My Own (2017), e il nuovissimo Trust No One, uscito da poche settimane. Quello che mi ha colpito da subito ascoltando il disco è il suo sound che ricorda molto quella scena post-hardcore (ed emo) americana di metà anni 2000, che aveva sfornato band come i Saosin o i From Autumn to Ashes, o ancora gli Scary Kids Scaring Kids. Trust No One non fa molto per inseguire le mode del momento, magari il Travis Barker di turno, ma sembra una sorta di ode, da parte dei ragazzi della band, a quel tipo di musica che hanno ascoltato crescendo e che tuttora portano nel cuore. Ce lo dice meglio Alessandro Campagna, leader della band.

L’EP secondo me si potrebbe avvicinare a un certo post-hardcore americano anni ’00; cosa ne pensate? Avevate qualche sound o “scena” di riferimento mentre lo stavate scrivendo?

Beh, direi che ci hai preso! Nel 2000 andavo alle superiori in autobus per un tragitto abbastanza lungo, ed è lì che mi facevano compagnia band come Saosin, Underoath, Thrice… anche se questi pezzi sono stati scritti molti anni dopo, possiamo dire tranquillamente che quelle influenze non mi hanno mai abbandonato.

Credete che ci possa essere un “mercato” (o anche solo un movimento d’interesse, diciamo) per questo tipo di sonorità in questo momento in Italia?

Purtroppo in Italia non riusciamo mai a stare al passo con gli altri paesi, dove certi generi di nicchia riescono a tornare alla ribalta in pochissimo tempo. Noi suonando in giro ci ritroviamo quasi sempre a condividere il palco con band super valide, che hanno una scrittura al pari se non superiore a band che fanno tour mondiali, ma che non riescono ad avere il seguito che meritano, forse anche per colpa del disinteresse che c’è da parte di chi dice di “supportare la scena” nel dedicarsi pazientemente alla scoperta di “nuove” band underground, affossandosi in playlist dove ci sono i soliti “big”. Ma i fattori da tenere in considerazione sono davvero troppi e potremmo stare qui a parlare per ore; questa è soltanto una mia considerazione personale dettata da quello che vedo, sento e leggo in giro. Per rispondere velocemente alla tua domanda, posso dirti che tutte le band che fanno questa roba in Italia riescono a malapena a sopravvivere.

Come si posiziona Trust No One rispetto ai vostri due precedenti EP a livello di sound e di intenzioni?

Abbiamo cercato di spingerci un po’ al limite, o almeno di spingere al limite il nostro batterista ahah! Comunque abbiamo cercato di utilizzare un sound più “minimal” anche in fase di scrittura: non ci sono pianoforti o chitarre acustiche come nel precedente EP, e le doppie voci sono decisamente di meno; forse è dovuto anche al fatto che in fase di pre-produzione il nostro chitarrista ha dovuto lasciare la band. Comunque siamo certi che è un EP che coinvolgerà molto di più il pubblico nei live.

Avete considerato di scrivere un album full length o siete andati decisi con l’idea dell’EP fin dall’inizio?

Molte volte, ma per vari motivi ci siamo sempre dirottati verso l’EP, soprattutto perché pensiamo che ad oggi il livello di attenzione e di ascolto si sia ridotto rispetto a quei favolosi anni di cui parlavamo prima, e anche perché oggi forse, e per fortuna, siamo in troppi a fare musica. Comunque abbiamo un sacco di demo di pezzi nuovi e tra poco inizieremo la pre-produzione; chissà, forse il nostro primo full length vedrà la luce.

Ci raccontereste a grandi linee le tematiche affrontate nel disco?

Come si può intuire dal titolo, l’EP è molto incentrato sulla delusione che si ha a un certo punto della vita, quando chiudi gli occhi e cerchi di tirare le somme rispetto alle persone che ti circondano; e sulla presa di coscienza rispetto ai rapporti che si deteriorano a volte anche senza motivo, alle pugnalate alle spalle che arrivano da persone che non ti aspetteresti mai, dal dolore che si ha nel cadere ma anche dalla forza che si utilizza per rialzarsi e ricominciare. È una cosa che dovremmo imparare a fare tutti perché -spero di sbagliarmi- ho paura che sia una cosa inevitabile; non si possono avere 20 anni per sempre, no?

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