Intervista a Zak

 

La penna di Zak, segnata dalle influenze cantautorali e alternative rock, scrive un nuovo capitolo: il cantautore bresciano torna con il suo percorso da solista e annuncia un nuovo singolo, NAKUPENDA, disponibile dal 25 luglio per IndieBox. NAKUPENDA – che in Swahili significa “ti amo” – è un brano estivo dalle sonorità calde e ritmate, una cornice perfetta per la voce delicata ma intensa di Zak. L’autore descrive il singolo come una “canzone da spiaggia“: una produzione semplice, dove chitarre e trombe dal sapore vintage accompagnano una melodia che non perde mai profondità nel messaggio.
Il testo parla della leggerezza dell’amore, partendo da un principio essenziale: per amare davvero, bisogna donarsi completamente.

Un titolo particolare, un artista particolare, uscito in un periodo particolare, dove l’estate accoglie tormentoni e silenzio, noi lo abbiamo intervistato.

«Nakupenda» in swahili significa ti amo”, e tu lo descrivi come una canzone da spiaggia” con sonorità vintage di chitarre e trombe: come hai lavorato sul contrasto tra le atmosfere estive e la profondità emotiva del testo?

E’ stato un processo naturale e non imposto. La naturalezza va a pari passo con la spontaneità e nulla è più sincero di un’emozione pura. Sono cose in cui credo ed è il modo in cui vivo la musica. Il testo è arrivato da immagini trasportate dalle onde dell’arrangiamento.

Hai parlato del gesto del donarsi completamente” nellamore come tema centrale del brano. C’è stato un momento in cui hai sentito che questo messaggio era pronto tanto da scrivere la canzone?

In realtà credo che non siamo mai veramente pronti, ma credo anche che nel dubbio sia meglio buttarsi e vivere. La regola del donarsi completamente per me è imprescindibile, perché è nel darsi che risiede il rispetto di un sentimento potente quanto fragile come l’amore. In questa regola del due si può inciampare, ma se lo fa con onestà sicuramente non si lascia spazio al vittimismo dei rimpianti.

Hai immaginato Nakupenda” come una canzone da guardarsi negli occhi con la persona amata. Questa immagine visiva ha guidato linterpretazione vocale o anche larrangiamento?

Questa immagine ha guidato totalmente l’interpretazione vocale, il mio pensiero felice durante la registrazione del brano era proprio quella. Nel caso di Nakupenda, l’arrangiamento è venuto prima del testo, solitamente è il contrario, ma in questo caso la melodia delle note mi ha portato al suono della voce e l’interpretazione è stata data dalla serenità del brano e del vissuto.

Avendo maturato una solida esperienza con band e progetto solista, come ha influenzato il suono e lapproccio di Nakupenda la tua evoluzione personale da cantautore?

Credo che siamo granelli di sabbia in un intero deserto emozionale. Granello dopo granello ci espandiamo nel fascino e nella desolazione di ciò che siamo e ciò che saremo. E’ da tutta la vita che il mio linguaggio trova spazio tra le note, ma è proprio tra le note suonate da tutti i musicisti con cui ho lavorato che ritrovo sempre in parte me stesso. Solitamente siamo portati a pensare che siamo puramente il frutto delle evoluzioni, ma nei percosri ci sono anche ricadute e sfide. Ho sempre cercato di andare oltre, sia con la band che da solo, ma credo che solo il tempo possa dare le risposte e come diceva John Lennon: “la vita è quello che ti capita mentre eri impegnato a fare dell’altro”

Nella produzione hai collaborato con Alessandro Fapanni, Matteo Mutti e Giovanni Bottoglia: quale è stato il momento più inaspettato o sorprendente durante mix & master?

Il risultato finale direi. Quando crei qualcosa di nuovo, non sai dove andrà. Immagini, immagini e poi la tua testa sente quello che vuole, ma la cosa bella è che quando più teste lavorano in sinergia si mischiano i colori e ti ritrovi davanti a un cromatismo che non conoscevi. La cosa più bella della vita è stupirsi e di Nakupenda conservo gelosamente lo stupore del primo ascolto e quel colore che per me è verde, ma che in realtà non saprei definire.

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