Sono passati dieci anni da Life’s Not Out to Get You dei Neck Deep

14 agosto 2015: dieci anni fa usciva Life’s Not Out to Get You dei Neck Deep, un album che cambiò il pop punk per sempre. LNOTGY ridefinì questo genere, segnandone il revival di metà decennio insieme a band come The Story So Far, State Champs, WSTR, As It Is, ROAM. Sulle magliette, i cinque gallesi rivendicavano orgogliosamente di appartenere al generic pop punk: con il loro sound spensierato ed estivo, nel disco esprimevano la voglia di rivalsa della post-adolescenza e i loro testi generazionali ben presto finirono sulle bacheche Tumblr e Pinterest di migliaia di persone.
Uscito per Hopeless Records, allora etichetta di riferimento per la scena, Life’s Not Out to Get You faceva un salto di qualità rispetto al suono più o meno grezzo di Wishful Thinking e di Rain in July/A History of Bad Decisions, grazie anche allo zampino nella produzione di Jeremy McKinnon degli A Day to Remember. Dopo l’uscita del disco, i Neck Deep ci misero pochissimo tempo a guadagnare punti scena e raggiungere il successo anche al di fuori della stessa. Ben Barlow aveva 21 anni.

Uno dei pacati commenti che si potevano trovare sotto a un video dei Neck Deep nel 2015.
Life’s Not Out to Get You – Track by track*
*Insieme alla classica panoramica sulle canzoni, verrà assegnato un Generic Pop Punk Index – da 1 a 5 – che determina il loro livello di genericità nell’adesione ai canoni del 2015s pop punk.
Citizens of Earth – GPPI: 2
Il quintetto di Wrexham partiva col botto, una mina inaspettatamente debitrice dell’hardcore punk con riferimenti a Rise Against, Sum 41, The Offspring, Set Your Goals, e un approccio politico che ogni tanto avremmo visto anche nei dischi successivi. L’iconica outro “Fuck Neck Deep mate, they’re shit. Ben’s dad owns a record label” è rimasta nell’immaginario della fanbase forse più del pezzo stesso.
Threat Level Midnight – GPPI: 4
Prendendo il titolo da una gag ricorrente in The Office, questa canzone introduceva alla vera essenza dell’album, quella dei giovani con tutto il tempo davanti a loro, un carpe diem sotto forma del pop punk più spensierato: “Of all the things I hope to keep / A childhood sense of opportunity / Grab life by the wrist and jump / Take the chance while I’m still young and dumb”. Non l’ingenuo gridolino di libertà del pop patinato e scanzonato, ma la degna reazione dell’underdog che riesce a trovare la speranza anche nella solitudine.
Can’t Kick Up the Roots – GPPI: 5
Sottraendosi al luogo comune che vuole le band pop punk odiare la propria città, i Neck Deep scrivono un dolceamaro inno per Wrexham, che con tutti i suoi difetti è sempre e comunque la loro città. Sarà l’orgoglio gallese, ma le radici della loro hometown, per quanto sbrindellata possa essere, non si possono gettare via così: “Yeah, this place is such a shipwreck / But this shipwreck, it is mine”.
Kali Ma – GPPI: 4
I Neck Deep usano Indiana Jones come metafora dell’ennesima pena d’amore, con l’immagine della dea Kalì che strappa il cuore. Il pop punk qui sarebbe già al suo punto più alto, ma come se non bastasse nel bridge interviene il cameo ai vocals di Jeremy McKinnon: “You’re gonna get killed chasing after your damn fortune and glory. / Maybe I, maybe I will… but not today!”. Una citazione e un’interpretazione talmente iconici da avermi spinto a scriverla sui muri del mio liceo.
Gold Steps – GPPI: 5
Se l’autunno è la stagione dell’emo, l’estate è quella del pop punk e per capire il perché basta prendere il video di questa canzone. Tra rampe da skate, Vans ai piedi, t-shirt tie dye e un tuffo nel lago l’atmosfera di quell’estate 2015 è racchiusa in questi tre minuti e qualcosa di generic pop punk at its finest. È da qui che viene il titolo dell’album: “Life’s not out to get you / Despite the things you’ve been through”: la vita non ce l’ha con te, nonostante tutto quello che hai passato.
Lime St. – GPPI: 5
Aggiungendo un altro luogo alla nostra topografia musicale del cuore (subito dopo Thames Street e South Broadway), il quintetto affronta un’altra delusione amorosa con tinte decisamente antitetiche alla quieta disperazione. Con il carburante del pop punk ad alimentare il motore della speranza, Ben canta di una ragazza, deciso a farla reinnamorare; chitarre e batteria lo accompagnano nella riconquista prima che sia troppo tardi: “Is it too late to say, too late to say / That I’m sorry for the things I do?”.
Serpents – GPPI: 2
Mi prenderò qualche insulto, ma Serpents è la canzone più sopravvalutata del disco. È bella, questo sì, e ha il merito di scostarsi dagli stilemi più generic pop punk che incrociamo altrove, ma negli anni è stata osannata più del dovuto, soprattutto a scapito di altri pezzi dell’album più meritevoli. Fan favorite dal primo momento, ha guadagnato anche dall’atmosfera horrorifica che ai fan dell’alternative, si sa, piace non poco (sottoscritto escluso).
The Beach Is for Lovers (Not Lonely Losers) – GPPI: 3
Tornando su ritmi e atmosfere più adolescenziali, questo pezzo pazzesco – tra i più sottovalutati – ha prodotto slogan come “Fuck forever, live today and die together” oppure “I’ll grow up someday but for now I’m fine”. Il claim di vivere senza rimpianti andava molto quegli anni (vedi Wake Me Up di Avicii e compagnia bella), ma qua assumeva automaticamente un altro sapore: non il live recklessly da ragazzino sprovveduto delle hit radiofoniche, ma il sentimento di comunanza di chi supera gli ostacoli della vita grazie alla scena.
December – GPPI: 1
Anche Life’s Not Out to Get You ha la sua ballad, strappalacrime e, con il successo che ha avuto negli anni, anche strappameme. Come nella miglior tradizione di acoustic pop punk (A Part of Me docet) la tristezza e il risentimento cantati da Ben assumono proporzioni emotive gigantesche e ancora adesso è una canzone imprescindibile nelle playlist natalizie; destino strano, per un album estivo uscito in estate.
Smooth Seas Don’t Make Good Sailors – GPPI: 5
Torniamo nel generic pop punk con un inno veloce, fresco e giovanile, pieno di speranza: “The world’s a fucked up place, but it depends on how you see it / Life is full of change, you grow up and then you feel it”. Il titolo riprende un modo di dire africano: è inevitabile attraversare alti e bassi nella vita e i momenti di sconforto servono a crescere. Che bello riascoltare certe parole a dieci anni di distanza.
I Hope This Comes Back to Haunt You – GPPI: 3
Eccola, la canzone più sottovalutata non solo dell’album, ma della loro intera discografia (ho avuto la fortuna di sentirla live nel 2017, ma probabilmente non la riproporranno più). Mescolando potentemente delicatezza, melodia, incisività ed energia danno forma al più bell’inno di speranza: “Wake up, the world seems bright out today / Life goes on, and things they change. / Hands up if you’ve been left bruised and broken / Say ‘I’ll be okay, I’ll be okay’“.
Rock Bottom – GPPI: 4
Con una intro molto blinkiana, la chiusa del disco è affidata a un pezzo sbarazzino andante, che ha il sapore degli arrivederci e dei fine agosto. Al termine di un viaggio in dodici tappe – e non abbiamo voluto saltarne neanche una – ci salutiamo rinvigoriti da questa botta di pop punk. È il 14 agosto 2025 e un’altra estate, un po’ diversa da quella di dieci anni fa, si avvia alla conclusione. Ben Barlow ci sussurra nelle orecchie: “Resurrect and start again”.
Bonus track, remix, rivisitazioni
Le tracce bonus dell’edizione deluxe (HMV/Target)
L’edizione deluxe di Life’s Not Out to Get You regalò tre bonus track. In primis una full band version di December, che sostanzialmente passò inosservata perché chiaramente non aveva la stessa presa(male) di quella acustica, anche se è quella che i Neck Deep propongono live. Seguono poi le versioni unplugged di Can’t Kick Up the Roots e Lime St., queste invece molto riuscite.
I remix di Mark Hoppus (EP Serpents)
Nel 2016 uscì un lavoro in cui comparivano due Mark Hoppus remix, in cui il leader dei blink-182 si divertì a reimmaginare Serpents e Can’t Kick Up the Roots; bella la prima, meno la seconda. Nell’EP, pubblicato solo in digitale e chiamato banalmente Serpents, erano presenti anche le due tracce standard.
I featuring nell’EP December
Sempre nel 2016 uscì, anch’esso in solo formato digitale, un EP contenente due featuring: December (Again), ovvero la full band version di December, con nientemeno che, sempre lui, Mark Hoppus – e che gli vuoi dì? – e una classica versione acustica – dimenticabilissima – con Chris Carrabba dei Dashboard Confessional (che poi agli APMAs 2016 si scordò il testo).
Classifica personale e considerazioni varie
- I Hope This Comes Back to Haunt You
- The Beach Is for Lovers (Not Lonely Losers)
- Kali Ma
- Gold Steps
- Threat Level Midnight
- Lime St.
- Can’t Kick Up the Roots
- Rock Bottom
- Smooth Seas Don’t Make Good Sailors
- December
- Citizens of Earth
- Serpents
Il successo di Life’s Not Out to Get You fu dovuto a molti fattori: la maturità nella scrittura, la produzione perfetta, vogliamo pensare anche all’alchimia tra quei neo-ventenni (da allora, ben tre componenti sono cambiati). Sicuramente le frasi, che non erano solo buone per essere appese nelle proprie camerette, ma sono state anche specchio di una generazione: “I’ve been moving mountains that I once had to climb“. Dieci anni dopo possiamo dire di averle spostate, quelle montagne.
Da quando Life’s Not Out to Get You è uscito, davvero poco nel pop punk ha avuto la stessa presa e iconicità, le loro stesse prove discografiche successive avrebbero faticato a lasciare il segno, e il genere si sarebbe piano piano spento negli anni a seguire. È stato un disco fondamentale, la cui sola pecca – o preziosità – rispetto a Enema of the State è stata quella di non assurgere mai al mainstream. Il tour celebrativo di LNOTGY i Neck Deep lo faranno, ma solamente nel Regno Unito; a noialtri non resta che cantarlo forte, dall’inizio alla fine, nella nostra cameretta – come abbiamo fatto dieci anni fa, come faremo per altri dieci venti trent’anni.


