De Relitti naviga con disinvoltura tra disillusioni e provocazione: l’intervista

De Relitti è un’identità immaginata per navigare con disinvoltura tra disillusioni e provocazione. Le sue canzoni intrecciano influenze d’oltremanica e reminiscenze della grande canzone italiana degli anni ’60, raccontando storie di antieroi e introspezioni funamboliche.

Il progetto debutta nel 2023 con “AHAHAH” (Pioggia Rossa Dischi), disco che lo porta rapidamente al centro della scena indipendente, spingendolo a esibirsi al fianco di Zen Circus, Federico Dragogna, Zibba, Legno.

Nel 2024 pubblica l’EP “TRAN TRAN”, ma è con i nuovi singoli “Au Revoir” e “Animali notturni” che De Relitti compie il passo successivo: un bestiario delle nuove storie d’amore di questi primi anni venti.
I due brani anticipano il nuovo disco che incarna la sua ossessiva ricerca di suono e narrazione, un immaginario più romanzesco, più maturo, eppure sempre spiazzante.

“Au revoir” e “Animali notturni” sono due brani che sembrano completarsi anche se parlano da due angolazioni diverse. Come sono nati? C’è stata un’urgenza o un tempo lungo di sedimentazione?
Le canzoni che scrivo sono sempre una miscela naturale di esperienze mie e di altri, che filtro attraverso il mio linguaggio personale per comprimerle in un’unica storia lineare.
Per spiegarlo visivamente, è come se attingessi da un archivio di memorie che vengono selezionate in base ad un criterio di ricerca, dato dalla parte strumentale della canzone.
Quindi esiste un tempo di sedimentazione delle scene, ma un’urgenza assoluta nel mettere insieme il film.

Sono stati pensati insieme o si sono trovati lungo il percorso?
Io la mattina mi sveglio con la voglia di fare un film e non so quali scene andrò a mettere insieme; un giorno mi viene “Au revoir”, un giorno mi viene “Animali notturni”.
E poi un altro giorno mi stupisco io stesso del fatto che -effettivamente- esista tra queste una sorta di correlazione, quasi un antagonismo; sono anche i due estremi del disco, in effetti.
E potrei averlo scoperto qui, parlandone con voi; oppure no.

“Au revoir” è un congedo affilato e dolce, dove le parole arrivano dopo un silenzio pieno.
Quanto conta il non detto nella tua scrittura e nella tua vita?
Sono un amante dei contrasti e un’osservatore innamorato dei pieni e dei vuoti; mi piace giocarci e lo faccio spregiudicatamente ogni volta che ne ho modo.
Lo faccio nelle mie canzoni e spingo sempre per farlo anche quando produco quelle di altri, è un esercizio di immaginazione che mi aiuta immancabilmente a coltivare il clamore: se c’è una cosa che ho capito -nella vita- è che un rumore considerevole arriva solo dopo un silenzio sontuoso.

Sembra che le emozioni più forti siano quelle che rimangono sospese: è una forma di protezione?
Più che altro credo che sia un modo di proiettare me stesso: sono stato un bambino timido e introspettivo, anche se la vita mi ha costretto a crescere deciso ed effettivo.
Dunque, se all’apparenza mi paleso in maniera molto diretta e -a volte- anche un po’ esuberante, ho capito che la mia emotività va trattata con i guanti. E devo essere io il primo a metterli.

Con le emozioni non si scherza un cazzo, credo che viviamo in un tempo in cui questa cosa va sottolineata senza mezzi termini.


In “Animali notturni” si sente un cuore che non riesce a dormire e una testa che non smette di pensare. Cosa vuoi dirci con questo nuovo singolo?
Che in un mondo che ruota ad alta voracità, riuscire a fermarsi è una questione di coraggio, pensare è un atto rivoluzionario e dormire è pratica spirituale. E innamorarsi davvero è un miracolo.

La notte, i sogni, l’insonnia: sembrano tornare in molti tuoi brani. Che ruolo ha la notte nel tuo processo creativo?
Dormo poco e male, come visibile dal volto che mi porto dietro le occhiaie; ma non è una caratteristica che vivo con difficoltà, a dire il vero.
In una vita media, dormiamo circa 230.000 ore; sono quasi 26 anni, su 80; ecco, tu pensa a quanta vita in più mi sto facendo. Con tutto quello che ne viene, ci scrivo canzoni su canzoni.

Sono in un momento in cui mi piace molto essere un animale notturno, per usare un po’ di sana autoreferenzialità.


Puoi anticiparci qualcosa su “BLUFF”, il tuo prossimo album?
Non c’è alcun prossimo album, non penso di avere nuove canzoni incredibili e non sto morendo dalla voglia di farle uscire, odio gli arrangiamenti articolati, non tollero romanticismi e -fosse per me- lascerei le eleganze e i sotterfugi alle peggiori opportunità mondane.
Soprattutto, io non sono De Relitti e tu non mi stai leggendo.

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