Attak on the Radio: «L’imperfezione ci rende umani»

 

Tra rock, elettronica e una spiccata attitudine a sfuggire alle etichette, gli Attak On The Radio si presentano sulla scena con Best Part, singolo d’esordio pubblicato per Cockpit Records. Un brano che fonde energia, tensione e melodia, muovendosi tra suggestioni pop-rock e incursioni psico-elettro-noise, mentre affronta temi come la solitudine, le relazioni contemporanee e la ricerca di autenticità in un mondo sempre più veloce. La band, composta da musicisti provenienti da esperienze differenti, costruisce un’identità sonora che non rinuncia alle asperità, anzi le trasforma in un elemento distintivo. Abbiamo parlato con loro di Best Part, del valore dell’imperfezione e del significato che si nasconde dietro il loro nome.

 

“Best Part” ha un titolo che sembra quasi ironico rispetto alle tensioni e alle increspature del brano: cosa rappresenta davvero per voi questa “parte migliore”, e perché avete scelto proprio questa immagine?

La tensione nasce dal testo, che tratta sia dell’amore usa e getta che della solitudine profonda in un mondo veloce e spesso inconsistente. La nostra “Best Part” è cogliere l’attimo e viverlo, ma anche approfondirlo.

Nel vostro suono si percepisce una certa urgenza, come se il pezzo fosse stato registrato mantenendo volutamente una dimensione grezza e non levigata: quanto conta per voi l’idea di “imperfezione controllata” in studio?

È fondamentale, ci rende credibili, umani e autentici.

Attak On The Radio è un nome che suggerisce immediatamente un immaginario legato alla trasmissione, al rumore, alla distanza: che significato ha per voi e quanto rispecchia il modo in cui volete far arrivare la vostra musica?

Il nome della band porta in sé quello del mezzo di trasmissione che preferiamo: la radio. Il fatto che sia stata così importante per collegare le persone prima dell’era digitale, è un concetto che vogliamo portare avanti, proprio per la sua autenticità.

In questo primo singolo sembra esserci un forte gioco tra attrazione e dissonanza, quasi come se il brano oscillasse tra il voler comunicare e il voler disturbare: è una dinamica che vi interessa esplorare anche nei prossimi brani?

Ci piace l’idea che il nostro brano possa attrarre con una melodia o un riff forti, per poi colpirti alle spalle con una dissonanza o un elemento inaspettato. Questo atteggiamento verrà sicuramente impiegato anche nelle prossime produzioni.

Per una band al debutto, spesso il primo singolo è anche il momento in cui si decide cosa mostrare e cosa nascondere: cosa sentite di aver rivelato di voi in “Best Part” e cosa invece avete volutamente lasciato fuori?

“Best Part” rivela la nostra passione immediata che ha urgenza di esprimersi attraverso il rock e l’elettronica. La melodia invece, durante momenti specifici come lo special, vuole dare sfogo al bisogno umano di sognare un futuro migliore.

Gli aspetti di noi volutamente esclusi dalla composizione appariranno nei prossimi brani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *