Tra apollineo e dionisiaco – il doppio volto di “Irragionamorevole”

Luisenzaltro

 

C’è una tensione filosofica che attraversa tutto il nuovo lavoro di Luisenzaltro, quella tra ordine e caos, tra struttura e perdita di controllo. “Irragionamorevole” sembra muoversi proprio su questa linea sottile, dove la canzone pop incontra il desiderio di disorientare. Un disco che non si lascia afferrare facilmente e che, forse, proprio per questo, invita ad ascolti ripetuti e sempre diversi.

Per descrivere il tuo disco hai parlato di una tensione tra apollineo e dionisiaco. Come si traduce musicalmente?

Se nell’apollineo si esprime la forma l’ordine, la razionalità figurativa mentre nel dionisiaco il caos, l’istinto e l’euforia non figurativa del suono direi di sì.  Il disco sceglie di stare tra indecidibili opposti, probabilmente tra ambita ricerca della forma riconoscibile della canzone d’autore e l’ambigua spinta al malinteso di un lessico sperimentale. L’irrazionale, d’altronde, non è assenza di ragionamento ma amore per l’immaginazione.

Provare a fare canzoni pop per Luisenzaltro è rappresentare una forma comprensibile da tutti che però sia tesa e slanciata all’attraversamento dell’incomprensibile.

Nella nostra realtà inventata emerge sempre un’incapacità di fondo che è quella di spiegare i meccanismi cerebrali. Per me la musica è il mistero stesso dell’ignoto in cui ci animiamo e da cui proveniamo. Ascoltarla ci può indurre a non esserci o ad esserci in un altrimenti. Le canzoni hanno le proprie ragioni che la ragione non conosce, ma anche un cuore che solo col cuore di un altro si sente.

Questo dualismo è qualcosa che vivi anche fuori dalla musica?

Per portare avanti la baracca sono impiegato presso una multinazionale e dunque la musica non è il mio principale lavoro. Di giorno consulente e assistente reclami, di notte cantautore compositore ahah.  Una dualità ben nota a molti miei colleghi dell’underground italiano. Direi proprio che c’è una certa mescolanza continua tra apollineo e dionisiaco in primis nella vita.

Le otto tracce di “Irragionamorevole” hanno un filo narrativo o sono episodi indipendenti?

L’ album è composto di 8 brani, come nei 5  dischi bianchi di Battisti e Panella. Le canzoni della tracklist dell’opera sono idealmente ordinate come un’alternanza di momenti di analessi (flashback) e prolessi (flashforward). Ogni brano a sua volta in maniera frattale è costruito internamente sul medesimo processo di scambio temporale. Ogni episodio è autobiografico e collabora all’emersione di una deriva però più che di un approdo.

C’è un momento nel disco in cui senti di aver perso completamente il controllo?

Tutti i miei precedenti dischi erano stati autoprodotti in studio home recording. Occuparmi di ogni fase, dall’arrangiamento alla registrazione fino alla produzione e al mix era libero arbitrio puro e dunque controllavo tutti i tempi di costruzione.  La registrazione in studio   di “Irragionamorevole” ha previsto un budget rateizzato e una dilatazione nel tempo. Le sessioni iniziate in Primavera 2025 si sono concluse circa un anno dopo. Mi è dunque parso un tempo infinito, ahah il mio “Chinese Democracy”. Ecco, non sapere bene quando avremmo finito mi ha dato la sensazione di perdere il controllo.  Ma mi è piaciuto. Moltissimo.

Tra tutte le tracce presenti nel disco, qual è quella a cui ti senti più legato e perché?

Durante le sessioni del disco ho formalizzato il divorzio dalla mia ex. “Dramagnifique” racconta proprio quella storia vera dove tutto sembra finto. Il brano ha uno svolgimento pseudo cinematografico a fotogrammi o fotodrammi. È una canzone particolarmente ispirata, narra paradossalmente di una storia infinita, quella con la mia ex moglie, finita.  Inoltre, nel brano c’è il featuring del sommo Andy Fumagalli con un solo di sax mozzafiato e i cori pazzeschi di Luca Urbani. C’est dramaginifique!

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