Intervista ai Blind Loops

Blind Loops

 

Con Drift, il nuovo singolo dei Blind Loops, il trio torna a esplorare i confini del suono e della percezione. Il nome stesso della band è già una dichiarazione d’intenti: partire da un’idea ciclica, da un movimento che si ripete, per trasformarlo in qualcos’altro, in un flusso che muta e si rigenera. Nei loro brani, i loop non sono semplici strumenti tecnici, ma punti di partenza per un’indagine più profonda: sul tempo, sull’ascolto e sulla possibilità di perdersi dentro la musica. Ne abbiamo parlato con Luca Scapellato, che nei Blind Loops si occupa della parte di live electronics, per capire come nasce e si sviluppa la loro ricerca sonora.

 

Nei vostri brani, i loop sono centrali: li considerate solo uno strumento musicale, o pensate che possano avere anche un significato simbolico o metaforico?

Il loop è un dispositivo, un mattoncino con cui assemblare la nostra musica, i contorni di un disegno da colorare, scegliendo spesso di uscire dai bordi.

Quando componete un brano come Drift, cercate di trasmettere emozioni e concetti più profondi, oppure vi concentrate principalmente sull’aspetto sonoro e ritmico?

Non cerchiamo significati e non cerchiamo di comunicare messaggi: si tratta di ascoltare, creare delle interazioni, combinare elementi e osservare come reagiscono.

Il concetto di ripetizione può essere legato a rituali, memoria o stati d’animo ciclici: quanto questo vi ispira nella costruzione dei vostri pezzi?

Tramite la ripetizione cerchiamo di trascendere dalla componente più razionale del fare musica, è un modo di dirigere l’attenzione verso quello che il suono suscita a livello fisiologico.

Pensando alla vostra musica in senso più ampio, vi considerate narratori di storie astratte e sensazioni, o musicisti concentrati principalmente sull’esperienza uditiva immediata?

Non ci sono storie nella nostra musica, ci sono dinamiche che si evolvono in strutture che hanno un inizio, uno svolgimento e una fine, ma ci sono anche strutture aperte o appena tratteggiate. Come dici tu, ci concentriamo sull’esperienza uditiva immediata, che in realtà è la cosa più difficile da fare per chiunque: siamo molto più allenati a estrarre senso e significato da quello che sentiamo e vediamo. Ascoltare senza descrivere è l’obiettivo. Ma va benissimo anche che ognuno ascoltando si faccia il proprio film, costruisca la propria personale storia.

Se doveste spiegare a qualcuno che non conosce Blind Loops il “significato” di fare musica con i loop, cosa direste? È un atto creativo, meditativo, o qualcosa di diverso?

Come dicevamo prima, è una cornice, una metodologia tecnica ed estetica, un linguaggio con le sue consuetudini e regole da rispettare o disattendere. A noi fornisce un punto di partenza per creare e a chi ci ascolta fornisce un appiglio per interpretare quello che sta sentendo.

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