Intervista a Silvia Cignoli, curatrice di Sonica Eterea

 

Silvia Cignoli è la curatrice della rassegna Sonica Eterea, un progetto che porta la musica d’arte in luoghi storici e suggestivi del territorio di Pozzo d’Adda e Vaprio d’Adda. Con una visione attenta al dialogo tra passato e contemporaneità, Silvia seleziona artisti capaci di trasformare ogni performance in un’esperienza immersiva e intensa, facendo emergere la potenza emotiva della musica attraverso linguaggi originali e non convenzionali. Dopo la prima data, dove si è esibita Francesca Bono, l’abbiamo intervistata per approfondire le scelte artistiche e curatoriali alla base della rassegna.

Scelta degli artisti

Quali criteri hai utilizzato per selezionare Francesca Bono, Stefano Pilia ed Elisa La Marca, e cosa ti ha colpito di ciascuno dal punto di vista musicale e creativo?

Tutt’e tre hanno a mio avviso un forte carisma performativo, unito a una grande profondità artistica. Inoltre rappresentano perfettamente tre diverse sfaccettature di quello che Sonica Eterea si ripropone di essere: un canale per la fruizione immersiva di linguaggi fuori dal mainstream, ma con una potenza comunicativa che può aprire porte importanti nell’ascoltatore.

 

Spazi storici

Perché hai scelto luoghi come la Chiesa Vecchia di S. Antonio Abate e la Chiesa di S. Colombano, e in che modo gli spazi influenzano l’esperienza d’ascolto?

Le chiese storiche di Pozzo d’Adda e Vaprio d’Adda (rispettivamente la Chiesa Vecchia di Sant’Antonio Abate e la Chiesa di Colombano) rappresentano piccoli gioielli di un territorio di provincia. Sono luoghi magici, mantenuti nel loro fascino antico. Al loro interno si respira una spiritualità senza colore, che avvolge gli spettatori e i performer in un’aura quasi mistica.

Connessione tra musica e memoria

In che modo la rassegna cerca di intrecciare suono e memoria, e perché ritieni importante questo dialogo tra passato e contemporaneità?

In Sonica Eterea avremo tre concerti, molto diversi fra loro. I primi due, Francesca Bono e Stefano Pilia, utilizzano una componente elettronica e un linguaggio non così usuale per una location come una chiesa. Il loro linguaggio si fa ponte e portavoce di un’emozionalità quasi spirituale, che trascende i secoli, ma ci parla col linguaggio di oggi. Mentre Elisa La Marca, col suo liuto, sarà in questa rassegna una vera portavoce della tradizione rinascimentale, con la maturità virtuosistica ed espressiva guadagnata in anni di studio e concerti.

 

Esperienza immersiva

Come pensi che la musica in solo o in formazioni ridotte possa trasformare l’ascolto in un’esperienza più intima e coinvolgente?

Il rapporto che si crea col pubblico è diretto, poiché il musicista solista deve cercare dentro di sé la concentrazione necessaria a reggere il palco, ma pure vincere la sfida di essere a tu per tu con l’auditorio. Suo è il compito di mettersi “a nudo” e tessere un filo invisibile e magnetico fra sé e chi ha di fronte.

Ruolo del territorio

Quale valore aggiunto porta il territorio ai concerti e, viceversa, come i concerti restituiscono valore al territorio stesso?

Vaprio d’Adda e Pozzo d’Adda sono territori di provincia, ma carichi di potenziale, egregiamente espresso da persone come Silvia d’Agostino, assessora alla cultura di Pozzo d’Adda, Marco Galli, sindaco di Vaprio d’Adda, e Veronica Peracchi, assessora con delega alla cultura. Loro hanno portato avanti un lavoro importante sul territorio e le sue perle più o meno nascoste, sostenendo iniziative come Sonica Eterea. Il che è una scelta estremamente coraggiosa se la si pensa al di fuori delle grandi città. Dunque il valore è duplice: portare musica d’arte in territori di provincia e nel contempo riscoprire le bellezze di questi luoghi a due passi da Milano e Bergamo.

 

Visione curatoriale

Guardando alla rassegna nel suo insieme, qual è il messaggio o la sensazione che speri il pubblico porti con sé dopo aver partecipato a Sonica Eterea?

Vorrei che il pubblico potesse fruire di un linguaggio sconfinato nel senso di “privo di confini imposti”, che possa con la sua potenza emotiva, e anche una dose di sperimentazione, toccare l’anima e la curiosità di tutte e tutti, anche di chi non è particolarmente avvezzo ad ascolti “altri” che quelli tipici del mainstream. Abbiamo tanto bisogno di potenziare la nostra intelligenza emotiva in questi tempi bui e di sopraffazione.

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