Viò racconta la sua Lùghe / Intervista

Viò

Qualche mese fa è uscito Lùghe, il nuovo EP di Viò che comprende cinque canzoni. Abbiamo parlato con l’artista per farci raccontare meglio il suo lavoro.

Lùghe è il tuo primo EP: qual è stato il processo di creazione di questi cinque brani? Qual è il fil rouge che li unisce?

Lùghe è un viaggio in cui ogni brano rappresenta una tappa verso la consapevolezza e scoperta di sé. Ognuno di questi brani è nato in momenti e stati d’animo diversi; per questo mantengono un’identità ben definita. Alcuni sono stati scritti di getto su type beat, come Tiramisù e Faccio fuori l’estate, altri sono nati in studio in momenti di condivisione come Notte viola. Ho lavorato all’arrangiamento con gheesa che ha cucito su ogni brano un tappeto di suoni che si contraddistinguono e hanno una grande presenza e personalità. In questo periodo ho iniziato a sperimentare le sonorità della tradizione sarda e a unirne il dialetto con la lingua italiana; ciò è accaduto in maniera del tutto spontanea e sono convinta mi abbia permesso di raccontarmi meglio attraverso le mie canzoni.

Il termine “lùghe” in dialetto sardo significa “luce”: cosa vuoi comunicare con questo titolo?

Lùghe è la raccolta di cinque brani che sono nati in momenti diversi ma fanno tutti parte di un periodo della mia vita in cui sentivo di aver permesso a qualcosa di spegnere la mia luce interiore. In quel periodo la musica mi ha aiutato a osservare le cose che non andavano di me, e con lei ho cercato di metterle a posto. Lùghe è amore, odio, tradizione, nostalgia, famiglia, rabbia, sogni, speranza, e tanta “sarditudine”. Ciascuno di noi ha le proprie insicurezze; quello che vorrei comunicare è semplicemente il coraggio di rischiare, di scoprirsi e di dare luce alla persona più importante della propria vita: sé stessi.

Le produzioni di gheesa costruiscono un tappeto sonoro che passa dall’R&B all’urban/pop contemporaneo: come hai vissuto la parte in studio con il tuo produttore? Ti viene in mente un aneddoto in particolare che ci vuoi raccontare?

Ho conosciuto gheesa quando nel 2018 sono diventata la sua coinquilina. Abbiamo iniziato quasi per gioco a fare musica e, nonostante abbiamo lavorato tante volte in studio, lo spazio creativo più importante che abbiamo condiviso è stata la cucina di casa nostra. Ricordo che passavamo ore ad ascoltare musica, e delle volte stavamo fino alle 2 di notte a scrivere e comporre musica direttamente sul Mac, registrando linee vocali a bassa voce per non svegliare i coinquilini nella stanza accanto. Astronavi è il pezzo più rappresentativo di questa storia dato che è nato durante il lockdown ed è stato scritto fin dall’inizio insieme a gheesa. Ora non siamo più coinquilini ma stiamo continuando a collaborare a nuovi progetti in studio.

Abbiamo visto che recentemente hai suonato e suonerai in diversi locali milanesi. Cosa significa per te portare la tua musica dal vivo?

Portare la mia musica dal vivo è una soddisfazione immensa. La musica è condivisione ed è bellissimo poter condividere la propria musica personalmente, guardare le persone negli occhi e trasportarli nel proprio mondo. Ho un bellissimo ricordo del release party di Lùghe in cui, dopo aver cantato, mi si è avvicinata una ragazza che non ho mai visto prima di quel momento, e mi ha detto “è stato come se, per un attimo, mi avessi fatto fare un salto in Sardegna”; è stata una delle cose più belle che mi abbiano mai detto.

Qual è la musica a cui ti ispiri? Chi sono i tuoi artisti di riferimento?

Mi piace ascoltare vari generi musicali, in particolare ascolto tanto r&b, afrobeat, rap. Spesso alterno i miei ascolti in base al periodo e al mio stato d’animo, per esempio in questo periodo sono in fissa con Rosalía, Tems e Wizkid. Tra gli artisti che mi influenzano maggiormente ci sono anche Doja Cat, Mahalia, Jorja Smith, Kehlani, Sza, Burna Boy, Beyoncé, Drake, Ariana Grande, Stefflon Don, Aya Nakamura…

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