“Ci sono un’infinità di percorsi che possiamo intraprendere nella vita” / Intervista a Veddasca

Veddasca

Idrosfera è il nuovo album di Veddasca disponibile da venerdì 10 novembre in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme streaming digitale, distribuito da Artist First.

Ciao Veddasca! Di recente è uscito il tuo album d’esordio “Idrosfera”: quando hai cominciato il tuo percorso artistico e quando hai cominciato a lavorare a questo disco? Cosa è cambiato da allora?

Il mio percorso artistico è nato ai tempi del liceo quando ho iniziato a suonare con amici in alcune band punk-rock intorno alla prima decade degli anni duemila. Mentre ho cominciato a scrivere l’album d’esordio un paio di anni fa. Musicalmente tra questi due periodi sono cambiate tante cose. All’inizio facevo solo il chitarrista poi ho imparato a scrivere, ho fatto corsi di canto e produzione. Ora sono più consapevole su tutti gli strumenti che può utilizzare un artista per creare una canzone. Ho capito quello che voglio comunicare e in che modo.

 

Il tema relativo alla responsabilità nei confronti della natura, della protezione e cura di tutto ciò che ci circonda che affronti nell’album è interessante quanto importante. Parti da incontri e situazioni apparentemente personali per collegarti a temi estesi e condivisibili; quanto c’è di quello che hai vissuto e vivi attualmente nei tuoi racconti?

Assolutamente, in tutte le canzoni ho provato ad inserire temi importanti ed attuali. In quello che racconto c’è tutto quello che vivo e viviamo ogni giorno. Basta accendere la TV (anzi spesso non è idonea per capire la realtà) e si comprende in quale situazione disperata si trova la società umana e il pianeta caduti nel vortice del consumismo.

 

Ti va di raccontarci qualcosa di ciascuno dei brani che compongono “Idrosfera”?

  1. Ritorni di Domenica è la prima canzone che ho scritto, rappresenta al meglio gli argomenti e le sonorità del disco. Trasmette speranza ed energia a chi non si ferma di fronte all’ingiusto e ai propri ostacoli.
  2. Tra le Braccia è quella un po’ più pop ma anche quella più decisa a denunciare la nostra dipendenza agli schermi dei telefoni e la distruzione della natura.
  3. Dopotutto racconta di due giovani che si ritrovano dopo tanti anni vissuti in paesi lontani. Riflettono sulla fortuna di essere nati in un luogo dove il tempo non è scandito dal rumore delle bombe
  4. Al Gate è un autobiografia nascosta in cui vengono descritti i periodi difficili nel vivere all’estero lontano dalle persone a cui si tiene. Da questi periodi ci si può rialzare per andare avanti senza rimorsi
  5. Duomo M1 è caratterizzata da un arpeggio costante di chitarra acustica. È una canzone particolare. Parla delle paure e delle paranoie che ci infestano i pensieri.
  6. Lettere è la canzone che descrive i sentimenti tra due giovani. Ha un bel ritmo, dal vivo è quella che spinge di più. Il ritornello si chiude con una domanda sulla coesistenza tra specie umana e natura.
  7. Trasparente è la fine di una storia. Le menzogne portano solo male, allo specchio non ci si riconosce più. C’è un pizzico di punk e un assolo alla John Frusciante
  8. Fuso Orario è la canzone di chiusura del disco. La prima metà è leggera, poi viene affrontato il tema della guerra e della responsabilità sul futuro che lasceremo.

 

I tuoi testi fanno riferimento a diversi luoghi, evocando delle immagini molto nitide.

Qual è la peculiarità che credi caratterizzi maggiormente il tuo processo di scrittura?

Cerco di comunicare in modo semplice e trasparente. Spesso per settimane rileggo i testi e cambio le parole. Non voglio essere banale. Ogni canzone è stata un esperimento in cui ho affrontato temi importanti e cercando di bilanciarli con tutto il resto.

 

A quali artisti italiani e internazionali ti ispiri principalmente a livello di sonorità?

Italiani Battiato, Rino Gaetano, Gazzelle, Coez e Eman. Internazionali Trevor Hall, Blink 182, Avec e Sarah MacDougall.

 

Hai viaggiato molto e vissuto all’estero. Quanto tutto questo ha inciso su di te a livello personale e artistico?

A livello personale mi ha allargato la visione del mondo e fatto capire che ci sono un’infinità di percorsi che possiamo intraprendere nella nostra vita. Infatti ho conosciuto tante persone e le loro particolari storie di vita e avventure. A livello artistico il solo fatto di aver imparato bene l’inglese mi ha fatto apprezzare al 100% i testi di tanti artisti internazionali e dato la possibilità di portare nella mia musica nuove idee.

 

Puoi anticiparci qualcosa rispetto ai tuoi progetti futuri? Hai dei concerti in programma e quale set up proponi sul palco?

Al momento il focus principale è di portare dal vivo il disco d’esordio in giro per l’italia per quanto possibile. Quindi oltra alle prime date che abbiamo fatto quest’inverno sto contattando i locali per cercare di pianificare quelle per i prossimi mesi.


Tutte le nostre interviste sono disponibili a questo link.

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