“Indie e pop punk, due mondi distanti ma che cerco di unire” / Intervista a Tosca

Tosca

Abbiamo parlato non tanto tempo fa di Colonne e del suo singolare tentativo di unire l’indie italiano con l’emo/pop punk angloamericano. Sembra che questa avventura stia cominciando a prendere piede nel nostro Paese, con nuovi artisti che si lanciano su questa strada. Come Tosca, nome d’arte di Alberto Toscani, che ha appena pubblicato il suo nuovo EP, il cui obiettivo è proprio quello di far coesistere artisti come Coez, Gazzelle e Calcutta con il sound di artisti internazionali quali Girlfriends, Charlotte Sands e KennyHoopla. Abbiamo parlato direttamente con Tosca per saperne di più.

Indie italiano e pop punk americano. C’è qualcosa in comune fra questi generi apparentemente così diversi?

Secondo me sono due mondi molto distanti fra loro, però il bello della musica moderna è proprio la ricerca delle varie influenze presenti in ogni brano. Da appassionato di entrambi i generi, mi capita spesso di notare alcune similitudini fra i due generi, ma non solo!

Il sound dell’EP è indubbiamente pop punk, mentre forse maggiormente indie è il cantato. Quali sono state le sfide principali dettate dal tentativo di far coesistere questi due suoni?

Direi che non è stato difficile: come dicevo prima, sono appassionato di entrambi i generi, quindi tra me e il mio produttore Leo è stato un processo quasi del tutto spontaneo; ci mettevamo in studio a scrivere prima la musica, con l’obiettivo di trovare un suono che ricordasse il pop punk americano e, grazie a heysimo, direi che ci siamo riusciti, mentre le parole sono arrivate tutte con molta semplicità. Credo di poter migliorare ancora molto in scrittura, e penso che quanto a scrittura i brani indie italiani siano veramente tra i migliori.

Ci racconti il significato della copertina dell’EP, in cui compare una ragazza che immaginiamo essere l’incarnazione di Mary?

Tutto il concept è nato da una foto che ho visto sul telefono qualche tempo fa, un camper: da lì ho iniziato a pensare che Mary fosse un viaggio. Siccome in ogni canzone raccontavo un punto del mio viaggio con questa ragazza, ci siamo detti “perché non intraprendere questa avventura direttamente con Mary?” Nella cover siamo stati molto attenti ai particolari, infatti lei sta guardando fuori campo, come se avesse la testa da un’altra parte, e questo lascia intendere qualcosa.

Sappiamo gli artisti che stai ascoltando recentemente, ma quali sono quelli con i quali sei cresciuto da ragazzino?

Quando mi viene fatta questa domanda, sorrido sempre, perché il primo nome che mi viene in mente è totalmente inaspettato: Laura Pausini. Mio padre è un suo grandissimo fan e vi giuro che era impossibile entrare in casa mia senza sentire il disco della Pausini suonare nello stereo. Comunque, parlando della mia infanzia, credo sia impossibile non nominare i Blink-182, ma penso che quelli che ho ascoltato maggiormente siano stati i Red Hot Chili Peppers e gli AC/DC per i quali avevo una fissa tremenda! Per quanto riguarda l’Italia, io sono sempre stato mega fan dei Finley.

Hai già avuto modo di portare dal vivo il progetto? Com’è stato?

Sì, c’è stata la possibilità di portare dal vivo i brani, ma non ancora il progetto al completo. Ci sto lavorando, perché mi piacerebbe proprio rendere anche lo spettacolo live un viaggio attraverso tutte le canzoni. Non mi piace fare le cose tanto per fare, cerco sempre di farle nel miglior modo possibile, anche se richiede un sacco di tempo, che a volte non ho. L’obiettivo è quello di rivisitare tutti i brani, in ottica live senza stravolgerli ovviamente per far sì che per tutto il tempo il pubblico possa essere trascinato e, la cosa più importante, emozionarsi!

Ci sono artisti italiani con cui hai avuto modo di rapportarti in questi ultimi mesi e che vedi come parte della tua stessa “scena”?

Sono molto amico con Bluemonday, con il quale ho fatto anche un brano. Lui è stato molto importante nel mio percorso, ho sempre fatto tesoro dei suo consigli anche se non gliel’ho mai detto. Non siamo molto vicini per il genere che portiamo, però ci capita spesso di lavorare a qualche session insieme e devo dire che funziona davvero bene!


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