Six Impossible Things, Verogna, Sutura: le recensioni dei singoli italiani

Six Impossible Things – Nevermore
I Six Impossible Things avevano inaugurato l’estate (a modo loro) con il singolo Eight and a Half, e ora la chiudono con un altro brano, intitolato Nevermore, che funge da lato A per un doppio singolo ideale che include entrambe le canzoni. Su Eight and a Half avevamo elogiato il coraggio della band lodigiana che aveva sperimentato con un sound più cupo e heavy rispetto alla sua media; in Nevermore la band invece propone un pezzo un po’ più classicamente Six Impossible Things, con le chitarre malinconiche, le adorabili armonie tra Nicky e Lorenzo e le sonorità cosy che ci hanno fatto amare la band negli ultimi anni. Meno energia pura, più melodia, ma un’ulteriore conferma -se ce ne fosse bisogno- che questo è uno dei migliori progetti dream pop/gaze che l’Italia abbia espresso negli ultimi vent’anni.
Sutura – Miele
Nuovo singolo per le Sutura, che avevamo conosciuto qualche settimana fa con il brano Sottopelle. Come i precedenti singoli pubblicati, anche Miele farà parte del disco d’esordio Se un taglio unisce ricucire aliena, preso in uscita per Kosmica Dischi. È un brano punk hardcore ruvido e grezzo, coerente con il messaggio rabbioso del testo, che “parla di una violenza, del senso di vergogna appiccicosa che ti resta addosso. Miele è la rabbia di una donna che è stata umiliata”. Il cantato viscerale unito alla produzione sporca e grattata restituisce tutta l’urgenza che il brano vuole comunicare; le sonorità richiamano molto l’underground anni ’90.
Tabascomeno – Echo
Altro nuovo ingresso in casa Dumba Dischi, che accoglie la cantautrice calabrese Tabascomeno con il suo singolo d’esordio Echo. La grafia del titolo riprende quella classica della ninfa Eco, il cui mito come narrato nelle Metamorfosi di Ovidio è stato la diretta ispirazione per il brano: “in quella voce condannata a ripetere le parole altrui [l’artista] ha riconosciuto una parte di sé: la sensazione di essere spesso eco degli altri, più che portatrice di una voce propria. Da questa immedesimazione è nato il desiderio di trasformare quel mito in musica, dando nuova vita a un simbolo antico attraverso la sua esperienza personale e artistica”. Il brano si muove su direttrici cantautorali, con una chitarra delicata ad accompagnare la voce altrettanto elegante dell’artista di stanza a Bologna.
Veka – Prigione
Nuovo singolo per Veronica Flamini in arte Veka, con la collaborazione del produttore Giuseppe Scrima. Prigione è un brano pop elettronico ritmato e ballabile, basato su un basso dal sapore funk ed effetti al synth di stampo retro, anche se sicuramente la parte fondamentale la recitano i vocals di Veka, che interpreta con grazia il brano riuscendo anche a imprimere una svolta orecchiabile e catchy al ritornello in falsetto. Il testo racconta come una “storia d’amore diventa una sorta di gabbia e allo stesso tempo una liberazione”.
Verogna – Oltre la pioggia
Il comunicato stampa sul nuovo singolo dei Verogna ci fa sorridere perché si apre con la frase “Si legge Verogna, non vergogna”, segno che la band ha probabilmente già sperimentato sulla propria pelle i disguidi che derivano dall’avere un nome che assomiglia molto a un’altra parola maggiormente d’uso comune (al momento anche il loro nome su Instagram rimarca questa differenza). Loro sono una band milanese di quattro persone poco più che diciottenni, hanno un EP all’attivo uscito lo scorso anno ma il 10 ottobre ne pubblicheranno un altro, intitolato Ho fatto piccoli cambiamenti. Oltre la pioggia è il singolo che lo precede e lo lancia, ed è un brano che si inserisce nel fecondissimo filone dello screamo italiano, con sonorità vicine, ad esempio, a quelle dei Radura; i Verogna ne propongono una versione appena appena più leggera, chiaramente influenzata dal Midwest emo.
Zer05 – In questo mondo qua
Nuovo singolo per gli Zer05, che In questo mondo qua effettuano una riflessione sulla libertà: viviamo in un’epoca in cui, almeno nei Paesi occidentali, abbiamo più libertà che mai nella storia, ma “siamo così liberi da aver dimenticato il significato di esserlo”. Il pezzo è un brano rock di pura tradizione italica, con qualche synth nell’arrangiamento ad accentuare l’ambientazione del brano nel mondo iper-tecnologizzato di oggigiorno.
Bee Bee Sea – Keep It Cool
Dopo It’s All About the Music, singolo presentato in ben tre differenti versioni (a tre differenti velocità) all’interno di uno stesso 7”, i Bee Bee Sea ripetono un’operazione simile pubblicando il nuovo singolo con un altro 7”, questa volta contenente il lato A Keep It Cool e il lato B Anthem of Rok and Roll -se vogliamo una strategia un po’ più tradizionale, ma che di questi tempi suona quasi rivoluzionaria. I due brani sono entrambi veloci e divertenti pezzi rock ‘n roll / garage, con una produzione volutamente lo fi per restituire l’urgenza grezza di pezzi da palcoscenico.
Bohris – Così
Ballata malinconica per Bohris, che si coniuga sicuramente con il peggiorare del tempo di questo periodo in cui è (forse) ufficialmente finita l’estate, ma che in realtà risente ancora del buio periodo del covid e dei lockdown, essendo stata inizialmente concepita proprio in quel tempo. Così è un brano retto in primis dalla voce di Bohris, che si lancia anche in un pregevole falsetto, accompagnata da un arrangiamento apparentemente minimale (un pianoforte delicato, quasi timido; synth semplici) ma che in realtà esalta lo scorrere delle parole, che costituiscono “un volo sui ricordi, un sogno ad ali aperte e un monito per ricordarsi di non dare per scontato nulla”.
Columbia – Witchcraft
Witchcraft, singolo di debutto di Columbia, porta subito in primo piano l’idea di un jazz che non vuole restare relegato a un linguaggio di nicchia, ma che sceglie un piglio più diretto e vicino al mainstream. Alla guida del progetto c’è la pianista e compositrice Alice Albicini, affiancata da un ensemble di ottimi musicisti che ne ampliano la visione e la potenza sonora. Il risultato è un brano che conserva l’eleganza e la raffinatezza proprie del jazz, ma che al tempo stesso si apre a un ascolto immediato e coinvolgente, capace di dialogare con un pubblico trasversale. In questa sintesi tra profondità e accessibilità si intravede la vera forza di Columbia: la possibilità di restituire al jazz un ruolo attuale, vivo e condiviso.
Michele Amira – Gaia Vendetta
Gaia Vendetta è il nuovo singolo dell’enigmatico Michele Amira, un brano indie-pop deformato dal psych-rock che trasforma la cronaca in allegoria, la scomparsa di una ragazza in simbolo di rabbia collettiva. Ambientata in un paese di provincia, la canzone racconta di Gaia, figura assente ma mai silenziosa, la cui voce continua a riecheggiare nelle coscienze di chi osserva senza agire. Il singolo procede come un racconto frammentato e visionario: la cronaca diventa metafora, l’indignazione si tramuta in vendetta immaginaria. Gaia si fa spettro e presagio, custode di una ribellione sotterranea che si alimenta di misteri e verità taciute. Sul piano sonoro il brano è un continuo gioco di contrasti: un mellotron infantile e disarmante si scontra con un ritornello rabbioso e instabile, sospeso tra tonalità maggiori e minori. Il climax arriva nello special finale, quando cori, rumori e sussurri si stratificano in una miscela indecifrabile, come se una moltitudine di voci chiedesse giustizia da un sottosuolo in fermento. Le suggestioni psichedeliche anni ’60 – tra echi dei Beatles di Magical Mystery Tour e chitarre hendrixiane – si intrecciano a un immaginario politico che richiama i misteri italiani della Prima Repubblica. Gaia Vendetta è un brano denso e spiazzante, capace di unire fragilità e rabbia in una canzone che resta sospesa tra il reale e l’allucinato. Michele Amira conferma la sua scrittura obliqua e visionaria, capace di accendere domande sempre con un’urgenza emotiva che vibra a lungo anche dopo l’ascolto.
Otus Medi – A Beautiful Melancholy
Nuovo album in arrivo il prossimo mese per Otus Medi, che lo anticipa con questo singolo intitolato A Beautiful Melancholy. Si tratta di un pezzo interamente strumentale di musica elettronica, che -come richiama del resto lo stesso titolo- si muove su binari riflessivi che ispirano malinconia, senza però risultare downbeat, tutt’altro: il brano ha momenti anche piuttosto energici dati dal beat, che creano un contrasto con l’incedere maestoso dei synth. L’artista non per nulla lo descrive come “un brano con una melodia e dei suoni che richiamano alla malinconia, ma io ho sempre considerato questo sentimento come una piacevole sofferenza e può essere anche bella”.
Roman Krays – Lunedì
I Roman Krays hanno un album in uscita nel 2026, e cominciano ora la lunga corsa pubblicando il primo singolo, intitolato Lunedì. La band sarda propone un pezzo di puro punk rock alla californiana -ma in realtà anche molto vicino alla scena punk italiana classica- con una riflessione sociale sulla condizione in cui ci obbliga il mondo del lavoro e del capitalismo (e viene in mente una citazione dei Vintage Violence che cantano “Che il problema non è tanto il lunedì mattina / Quanto il giorno dopo uguale a quello prima”). Pezzo orecchiabile e trascinante, con tanta energia che può magari anche aiutare qualcuno a superare l’agonia della domenica sera (o del lunedì mattina). “Un inno a tutti i lavoratori che si sentono stritolati da quella morsa perenne che si riflette anche sulla vita personale, quella voglia di evadere da un mondo sporco in cui il Dio denaro la fa da padrone”, dicono i Roman Krays.
Le Rose e il Deserto feat. Gnut – Il tuo nome
Dopo il suo singolo di inizio estate Acqua e limone, Luca Cassano aka Le Rose e il Deserto torna con una collaborazione con Gnut dal titolo Il tuo nome, che vede ancora una volta anche la partecipazione di Raffaele Kohler al flicorno. Il brano è di stampo prettamente cantautorale, con un arrangiamento soffice e delicato che lascia ampio spazio alle parole, in un testo che “parla di perdita, di assenze, ma anche di tutto quello che le persone che non ci sono più lasciano nelle nostre vite”. Non va comunque sminuita l’importanza del flicorno (e non solo per la bravura di chi lo suona), che aggiunge una nota di colore caldo -ancorché malinconico- al brano nella sua interezza.
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