Shkodra Elektronike – Live @ Uzina / La recensione

Shkodra Elektronike Live @ Uzina copertina

Spesso mi capita di tirare le somme di un anno in estate, come fosse la fine dell’anno. I ritmi scolastici si sono insinuati così tanto dentro di me che ormai tiro le somme della mia vita (e di conseguenza dei miei ascolti spesso discutibili) con i consueti quaranta gradi all’ombra, l’anguria in frigo e poco altro da fare. E le somme di quest’anno sono che è uscita così tanta musica che non mi ricordo niente di ragguardevole, niente che abbia potuto risvegliarmi quell’adolescenziale passione per la musica, la birra, i festival e il sudore, che mi portavo dietro come un’ombra invadente e fastidiosa da anni. Chiedetemi cosa ho visto a Mi Ami quest’anno, e quasi non ve lo saprei dire, in questa bulimia musicale che nel 2022 è stata imperante a dir poco.

Di una cosa mi ricordo. Degli Shkodra Elektronike che hanno pubblicato il loro piccolo EP di debutto: quattro tracce live racchiuse con il titolo di Live @ Uzina, che suonano come un viaggio in Est Europa, come quella macchinata infinita che potete aver solo immaginato, attraversando l’Albania, e addentrandovi nei locali più fumosi e vintage, dove le grandi hit estive non sono mai arrivate, così come tutti quei brani che ho ascoltato quest’anno e di cui non mi ricordo assolutamente niente. Il duo assurdo è formato da Kole Laca e Beatriçe Gjergji, il primo già celebre per altri ascolti che hanno superato le estati: tastierista de Il Teatro Degli Orrori e metà dei 2 Pigeons (di cui forse ricorderete una timida Turtulleshë, un canto popolare della zona di Scutari rivisitato e cantato da Chiara Castello, e che ritroviamo anche qui, ipnotico e magnetico, di una bellezza rara).

Il duo Shkodra Elektronike parla della propria musica come di post immigrant pop. La tracklist comprende quindi quattro brani tradizionali scutarini, riarrangiati in chiave elettronica e suonati dal vivo in un vecchio teatro di posa della periferia di Tirana, la capitale dell’Albania. Televisori a tubo catodico, caleidoscopi fatti a mano, drappeggi di una scenografia desolata, polvere, campionamenti di vecchi nastri come flashback di una memoria storica: il ricordo degli anni bui della dittatura scorre in questa estetica e riflette perfettamente un incubo che è ricorrente anche nelle nuove generazioni di albanesi; quello di un’evoluzione negata e la sensazione che il tempo stia scorrendo sempre troppo lentamente.

Un disco che salvo e che sopravvivrà a quest’estate, di una frizzantezza elettronica e sentimentale incredibile, da vivere e ballare anche (e soprattutto) se non si capiscono le parole.

Ascolta qui sotto Shkodra Elektronike – Live @ Uzina!

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