La nuova canzone dei Lvcrime, “Vetri rotti”, e le novità dall’Italia

Lvcrime

 

Lvcrime – Vetri rotti

Dopo Temporale uscita a inizio 2026, i Lvcrime ci fanno ascoltare una nuova canzone intitolata Vetri rotti, fuori per Aurora Dischi. Se Temporale era un pezzo puramente pop punk, quasi da manuale, sul nuovo brano il trio bolognese adotta sonorità leggermente più dark e riflessive, mischiando dell’emo nel substrato sempre sicuramente pop punk su cui poggia la traccia; c’è anche un accenno di cantato rappato nella seconda strofa, non per nulla i nomi che fa la band stessa presentando il brano sono quelli di Blink e State Champs ma anche Nothing, Nowhere.

 

Scheletri – Stato violento

Ci hanno fatto aspettare un po’ di tempo, gli Scheletri, ma l’attesa ne è valsa la pena. Era infatti di fine 2023 il full length Torino, che allora avevamo decretato miglior album italiano dell’anno. Ritorna, il quartetto, con un nuovo pezzo intitolato Stato violento. E con un titolo così, già ti puoi immaginare cosa ne uscirà, no? Qualcosa in stile punk hardcore sabaudo bello tirato. E invece no. L’impronta pop punk dei lavori precedenti si intravede certo in filigrana, e le movenze sono senza dubbio targate Scheletri, ma il tutto si arricchisce di suoni synth e ambient che conferiscono alla traccia un sapore malinconico e introspettivo. E dunque «mi son svegliato in mezzo a sangue e cemento, e le sirene di uno Stato violento» è più un’amara constatazione che un’agguerrita critica. L’esperimento si può senz’altro dire riuscito, e non vediamo l’ora di scoprire cos’altro ci riserverà la band torinese. Il singolo è in collaborazione con Rebuilding e dovrebbe anticipare un omonimo album in uscita speriamo presto. Ritiratisi dalle piattaforme di streaming tradizionali, potete trovare la canzone sul loro Bandcamp, oltre che su YouTube. [Simone De Lorenzi]

 

Julie Ant – Turnista x sempre

C’è chi sogna di fare il “turista per sempre” comprando il gratta e vinci (con probabilità di vittoria pari a 1 su 6.240.000, secondo il sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), e c’è chi si ritrova a fare per sempre il turnista: è stata la storia di Giulia Formica, in arte Julie Ant, almeno fino ad ora. Tra le più apprezzate batteriste della scena rock e alternativa italiana (membro dei Si! Boom! Voilà!, ha anche suonato per anni per Baustelle e Selton oltre che con Motta, La Rappresentante di Lista e Chiello), Julie Ant decide ora di dare forma a un progetto tutto proprio, che porta il suo nome e che pubblicherà un disco d’esordio per Bronson Recordings. Turnista x sempre è appunto il titolo del primo singolo, un pezzo breve di meno di due minuti, con un testo iper-minimalista, dalle chiare tinte punk ma che sfociano anche nell’elettronica con una produzione secca e tagliente curata da Emanuele Triglia. La canzone riflette, con un pizzico di ironia, sul “rischio della dipendenza di un musicista dalle dinamiche che gli o le consentono di potersi esibire e lavorare con un artista, come se fosse necessaria, reale questa stessa distinzione terminologica”.

 

McBain feat. Menagramo – La versione peggiore di me

I McBain proseguono la propria Cactus Collection -una “raccolta” di brani fuori da album o EP ma che meritavano comunque di vedere la luce del sole- con questo singolo intitolato La versione peggiore di me, che vede un featuring con gli eroi della scena punk italiana Menagramo (Enri dei Menagramo peraltro suonava la batteria negli stessi McBain fino a qualche anno). La canzone è un pezzo punk rock diretto e veloce, con chitarre trascinanti e un ritornello catchy che mette voglia di fare casino sottopalco (“tra i Descendents e gli 883”, dicono i ragazzi). Il testo parla “di irrazionalità, dell’ossessione per l’assurdo e delle esagerazioni artificiali a cui siamo esposti ogni giorno” e affronta anche il tema del complottismo: in questo, è anche un’anticipazione del prossimo album della band, Files, in arrivo il 16 ottobre, le cui dodici tracce sono per l’appunto ispirate alle nuove teorie del complotto.

 

Hakan – My New Team

Verso la fine dell’anno uscirà il quinto album degli Hakan, che per ora non ha un titolo ma che è anticipato da questo singolo chiamato My New Team. La band bergamasca propone un pezzo tra punk e garage ballabile, movimentato ed energico, che si risolve in poco più di un minuto e mezzo in pieno spirito punk (e in pieno spirito Hakan, del resto).

 

Angelica Del Nibbio – Il confine della notte

Il confine della notte è un brano che parla di memoria senza lasciarsi intrappolare dalla nostalgia. Angelica Del Nibbio parte dalla Maremma e, in particolare, dal piccolo borgo de Il Casone, luogo legato alla propria infanzia, per raccontare la trasformazione inevitabile dei luoghi e delle persone che li abitano. La scrittura procede per immagini intime e delicate, trasformando un ricordo personale in una riflessione più universale sul tempo che passa e su ciò che rimane quando un paesaggio cambia volto. Un brano sospeso e malinconico, in cui la dimensione autobiografica diventa soprattutto uno spazio emotivo da condividere.

 

Brodo – Mordi

Con Mordi, Brodo torna dopo una lunga pausa discografica trasformando la nostalgia in qualcosa di più sfuggente e difficile da afferrare. Il brano si muove tra ricordi sbiaditi, dettagli rimasti inspiegabilmente intatti e quella sensazione paradossale di sentire la mancanza di qualcosa che non sappiamo più nemmeno definire. La scrittura gioca proprio sull’incertezza della memoria, sul confine tra ciò che è realmente accaduto e ciò che abbiamo ricostruito nel tempo. Anche il titolo, anagramma di “Dormi”, restituisce questo continuo scambio tra stati mentali e immagini. Un ritorno intimo, sospeso, che non cerca di risolvere il passato ma di ascoltare ciò che ancora continua a lasciare traccia nel presente.

 

Dasyel – Pagine aperte

Nuovo inizio per Francesco Polizzi, in arte Dasyel, attivo negli ultimi decenni con gruppi del panorama rock alternativo italiano come Il Diario e K2. Pagine aperte è il primo singolo con questo progetto, ed è un pezzo pop rock di stampo cantautorale, con un ritornello melodico e orecchiabile nell’alveo della grande tradizione italiana. La canzone “racconta la perdita nel mio trascorso tempo di un amore, vissuto in età matura. È un mare di silenzi, un labirinto di ricordi in cui due anime continuano a danzare insieme”, spiega Dasyel.

 

Desert Primrose – Down the Road

Progetto nuovo di zecca quello dei Desert Primrose, quintetto milanese nato lo scorso anno, che ora debutta ufficialmente con il primo singolo Down the Road. La canzone farà parte di un disco previsto nel corso dei prossimi mesi, ed è un pezzo rock dalle sonorità decisamente americane, tra Pearl Jam e Neil Young -come suggeriscono i ragazzi stessi. Down the Road piace non solo per la produzione cristallina e molto curata, ma anche per la grande attenzione che la band ha posto sull’aspetto strumentale del brano: i riff di chitarra, l’interazione fra gli strumenti, hanno almeno altrettanta importanza quanta ne hanno i vocals, aspetto che spesso viene tralasciato da progetti che puntano soprattutto a imprimere un ritornello catchy nelle orecchie dell’ascoltatore.

 

Giuseppe Condello – Cuore in silenzio

Dopo Odio pubblicata durante l’estate, Giuseppe Condello prosegue la sua “Trilogia dell’Io” con questo nuovo singolo intitolato Cuore in silenzio. Si tratta di una ballata delicata retta in primis dal connubio fra voce e pianoforte ma che assume anche sonorità full band e più energiche, configurandosi quindi a tutti gli effetti come rock ballad degna della migliore tradizione. Il cuore in silenzio che dà il nome al brano “non è un cuore che non sente e non è un cuore che non fa rumore: è un cuore che non ha bisogno di farlo. È un cuore capace di stare accanto a qualcuno senza perdersi in quel qualcuno”, spiega l’artista.

 

Mauro Cesaretti – Alla luna

“Quando le parole non trovano più spazio, gli sguardi si perdono altrove e lo schermo di un cellulare diventa più importante della persona che si ha di fronte”. È da questa immagine potente che nasce Alla luna, il nuovo singolo del cantautore Mauro Cesaretti. Il brano racconta la lenta erosione di un amore consumato dall’incomunicabilità, dall’apatia e dall’incapacità di chiedersi semplicemente scusa. La metafora dell’abbaiare alla luna, espressione idiomatica che significa protestare inutilmente o parlare a chi non vuole (o non può) ascoltare, diventa il cuore del racconto: un grido disperato rivolto a qualcuno ormai emotivamente irraggiungibile.

 

Mezzanotte – Finestre

Un ukulele molto anni 2010 apre Finestre, il nuovo singolo dei Mezzanotte, trio aretino con un disco e svariati singoli all’attivo. Il brano sembra idealmente un’unione fra i Twenty One Pilots e l’indie italiano prima che cambiasse definitivamente denominazione in “itpop”; è retto da un ritornello parecchio orecchiabile e accattivante e sembra scritto apposta per emanare good vibes. La band dice che la canzone è “nata da un momento molto fermo, uno di quei giorni in cui non hai voglia di fare niente e passi il tempo a guardare fuori senza uscire davvero. Volevamo scrivere una canzone su quello stato lì, ma senza prenderci troppo sul serio”.

 

Nadia von Jacobi – Soleo

Con Soleo, Nadia von Jacobi inaugura il suo percorso solista scegliendo una canzone che mette al centro la difficoltà di sentirsi davvero connessi agli altri e il bisogno, a un certo punto, di smettere di guardare continuamente verso ciò che è stato. Il sole diventa così una presenza quasi umana, un interlocutore ideale a cui affidarsi quando i legami sembrano troppo complicati, ma anche il simbolo concreto di un presente che torna lentamente ad avere spazio. La scrittura diretta e personale incontra un pop alternativo dalle sonorità contemporanee, mantenendo però quella dimensione intima che attraversa il percorso di Nadia. Soleo è soprattutto un invito a lasciare andare ciò che continua a trattenerci e a riconoscere, nel presente, qualcosa che forse è già sufficiente.

 

Ramo – Near the Fire

Si chiama Near the Fire il nuovo singolo di Ramo, un brano cantato dall’artista sia in italiano (nelle strofe) che in inglese (nel ritornello). La canzone è una semi-ballad chitarra e voce con occasionali inserti maggiormente full band; le sonorità sono vagamente cupe e introspettive con influenze blueseggianti, anche se il cantato aggiunge un tocco maggiormente aperto e arioso. Sonorità che non sorprendono alla luce della tematica trattata nel testo: la canzone è stata scritta una sera a un anno dalla scomparsa della madre dell’artista; al centro di quella serata c’è una candela, legata al ricordo della persona scomparsa, intorno alla quale Ramo si ritrova a fare un bilancio personale: “ogni giorno che viviamo è stato parte del nostro futuro. Ma quando quel futuro arriva, non sempre sappiamo cosa ci aspetta”.

 

Robin – Aria condizionata

Con Aria condizionata, robin trasforma un dettaglio apparentemente banale della quotidianità nel ricordo concreto di una relazione finita. L’aria condizionata di una stanza diventa così la traccia di una presenza che non c’è più, mentre la scrittura procede per immagini semplici e immediate, senza cercare effetti melodrammatici. Il brano si muove tra pop ed elettronica, con pianoforte e atmosfere sospese che accompagnano una malinconia trattenuta. È proprio questo equilibrio tra familiarità e intimità a rendere Aria Condizionata efficace: robin racconta l’assenza non attraverso grandi dichiarazioni, ma attraverso quelle piccole cose quotidiane che, dopo una separazione, finiscono per assumere un significato completamente diverso.

 

Sigismondi – Reimparare ad amare

Con Reimparare ad amare Luca Sigismondi apre un nuovo capitolo del proprio percorso musicale, scegliendo per la prima volta l’italiano come lingua attraverso cui raccontarsi. Una scelta che diventa parte integrante del brano, più diretta e vicina, mentre il titolo racchiude l’idea di un sentimento da riscoprire dopo averne attraversato le difficoltà. La canzone si muove così tra introspezione e ripartenza, senza cercare risposte definitive ma lasciando spazio a un percorso personale. Reimparare ad amare è soprattutto una canzone di passaggio: un nuovo inizio artistico che parte dalla necessità di cambiare lingua per trovare un modo diverso di raccontare ciò che si ha dentro.

 

The Peripheries – Too Cool for School

Con Too Cool for School i The Peripheries tornano a muoversi in quella zona di confine dove post-punk, new wave ed elettronica si incontrano senza perdere una certa ruvidità. Il titolo, apparentemente leggero e provocatorio, nasconde una riflessione sul sentirsi fuori posto, sull’insofferenza verso le regole e su quella sensazione di estraneità che finisce per diventare una condizione quotidiana. La band costruisce un brano teso e dinamico, dove le atmosfere elettroniche si intrecciano a un’attitudine più sporca e nervosa. Non c’è la volontà di rendere il disagio facilmente digeribile: Too Cool for School lo lascia emergere nelle sue contraddizioni, trasformandolo in energia sonora. Un nuovo tassello nel percorso dei The Peripheries, che continuano a fare della propria irrequietezza una cifra stilistica precisa.

 


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