“Ho un rapporto particolare con l’acqua: è il mio Caronte” / Intervista a Digiovanni

Digiovanni

Dopo In piedi sopra il mare, Digiovanni torna con un nuovo singolo ad anticipare l’uscita dell’album prevista per l’inizio del nuovo anno. Resta ancora continua a tracciare quel solco di intimità riflessiva e desiderio di rinascita tipici del cantautore livornese. Il brano è stato prodotto da Andrea Pachetti (prod. Emma Nolde, Zen Circus) ed esce per l’etichetta La Rue Music Records, distribuito da The Orchard.

Digiovanni, è un piacere averti qui. Partiamo dalle cose meno importanti, ma non per questo da tralasciare: da dove deriva la scelta del tuo nome d’arte?

Ciao e grazie, il piacere è mio! Hai detto bene, per me non è per niente da tralasciare ed è importante. Digiovanni, per me, non è un vero e proprio nome d’arte: è il cognome che aveva mia mamma, quindi in un certo senso è il mio nome.

Hai esordito da solista solo pochi mesi fa, ma la tua è una gavetta che ha radici lontane. Ti va di raccontarci il tuo percorso artistico?

Negli anni ho avuto sicuramente la fortuna di poter fare tante cose. Fin da subito ho avuto la spinta a scrivere musica e l’ho fatto con vari gruppi, dalle scuole superiori fino a oggi. Nel mentre sono passato attraverso esperienze schizofreniche: dal musical, a un progetto sulla storia del blues e come questo ha influenzato tutto dagli anni ’40 a oggi, a collaborazioni con artisti incredibili come Vinicio Capossela e Gary Lucas. Con loro ho avuto la fortuna di cantare in posti bellissimi: Parigi, New York, al Paradiso Amsterdam con l’orchestra più grande del mondo jazz, alte città europee, al Teatro della Luna, al Barezzi Festival, il Moon in June nella bellissima Isola Maggiore, lo Sponz Fest, Roxy Bar e tantissimi altri club e teatri italiani. Ora sono in questo bellissimo viaggio che è Digiovanni, sempre con il mio fratello di note Alessio Macchia al basso. È tutto nuovo ed è come ripartire da zero. Sarà bello vedere cosa succederà. Speriamo bene!

Hai un modo di scrivere particolarmente espressivo, per alcuni punti di vista quasi spirituale. Che cosa significa per te scrivere? Hai dei particolari rituali, o un un momento della giornata che preferisci per farlo?

Grazie mille. A essere sincero non ho un vero e proprio modo strutturato di scrivere. La maggior parte delle volte le idee arrivano in modo totalmente imprevisto, come dal niente si accendono e prendono forma nella mia mente. Infatti ho sempre con me qualcosa per scrivere o registrare. Il telefono mi è di grande aiuto sul momento, anche se poi, per i testi, mi piace sempre riportare fedelmente il tutto su carta.

Ci sono anche dei momenti in cui mi metto a scrivere, soprattutto a rilavorare bozze e appunti. Questi sono sempre di notte, ho bisogno di ritagliarmi questi momenti quando tutti dormono per isolarmi. Per questi momenti ho dei rituali che faccio un po’ fatica a raccontare ma che mi aiutano a far decantare tutto quello che è successo nella giornata e a entrare in una sfera totalmente emotiva. Quello che vi posso confidare è che ho un rapporto particolare con l’acqua (non da bere… ). È un ottimo tramite. La definirei più il mio Caronte.

Parliamo del brano: ti va di raccontarci come nasce il tuo ultimo singolo?

Resta ancora è un brano che parla della voglia, o meglio, la speranza di riuscire a trovare dei momenti in cui poter essere un minimo in pace con sé stessi. È molto raro, almeno per me. Dentro c’è anche la speranza di riuscire a viverli nel momento in cui succedono, senza avere rimpianti più avanti di non averli capiti o non esserseli potuti godere a pieno. Parla di questo. L’idea di questo brano mi è venuta su una spiaggia in cui vado spesso. Mi sono reso conto che il momento in cui il sole tocca il mare per tramontare mi aiutava a raggiungere una sensazione di tranquillità, per pensare un po’ a me, in silenzio.

Una volta mi sono reso conto che in quel momento in tutta la spiaggia calava un silenzio speciale e che molte persone vivevano la mia stessa sensazione. Pensavo fosse stato un evento isolato, invece si è ripetuto varie volte. Ho approfondito la cosa e ho letto che è abbastanza ancestrale come momento perché rappresenta gli istanti in cui in antichità veniva istintivamente fatto il punto della giornata e ci si preparava alla notte, in cui tutto poteva succedere, soprattutto nelle prime civiltà. Da qui i primi appunti in spiaggia e poi ho completato il testo più avanti.

Se dovessi immaginare te stesso da qualche parte tra dieci anni, dove ti piacerebbe vederti?

Mi basta esserci tra dieci anni, qualsiasi posto va bene.

Digiovanni, grazie per il tempo che ci hai dedicato: quando ci risentiremo?

Grazie a voi. Spero di risentirci molto presto. Io sono sempre qui. Inizio anno uscirà il disco, se vi andrà ne parlerò volentieri con voi. Mi farebbe piacere. Quindi a presto!


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