“Immobili a ballare è il nostro sentimento d’impossibilità” / Intervista ai Dena Barrett

Dena Barrett

Immobili a ballare è l’album di esordio dei Dena Barrett. Un album denso, intenso, che contiene tutte le sfaccettature espressive della band viareggina. I testi efficaci, dalla notevole autorialità, e un piglio rock energico dall’impatto live definiscono uno spaccato autobiografico della vita in provincia e della precarietà generazionale dell’avere trent’anni oggi. Prodotto da Andrea Pachetti (Emma Nolde, Zen Circus), distribuito da Artist First.

Bentrovati, Dena Barrett. Un esordio che arriva a pochi mesi dal primo brano: da quanto aspettavate questo momento?

Idealmente da più di tre anni, quando ci siamo trovati in sala prove la prima volta. In pratica invece è un anno e mezzo, visto che il disco lo abbiamo finito, mixato e masterizzato, a maggio del 2022.

Quali sono i momenti che credete essere stati più decisivi per la vostra crescita musicale?

Dalle prime prove a oggi c’è stata sicuramente una crescita, anche perché appunto, sono passati tre anni. In questo arco di tempo ci siamo concentrati sulla ricerca di un sound più nostro possibile, ascoltando e suonando tantissimo. Questo ci ha sicuramente aiutati a migliorarci e a conoscerci di più. A questo si è aggiunto il tanto tempo trascorso in studio durante le registrazioni del disco che è stato un altro step importante.

Avete lavorato al disco con Andrea Pachetti, storico produttore della scena alternative italiana. Quanto è importante l’apporto del produttore, nella resa finale di un disco che suona bene proprio perché mantiene una dimensione fortemente live?

Spesso può essere determinante. Andrea con noi si è trovato subito bene ed è successa una cosa fondamentale senza la quale poi è difficile ottenere un buon risultato: ci ha capiti e ha capito che cosa volevamo tifare fuori con questo disco. Ha saputo valorizzare il lato cantautorale che abbiamo e allo stesso tempo esaltato il fatto di essere comunque una band con basso, chitarre e batteria che hanno molto da dire.

Nelle vostre canzoni s’intrecciano retaggi musicali diversi, che fanno incontrare la prima scena indie (Officina della Camomilla, Le Luci della Centrale Elettrica, Lo Stato Sociale…) con sonorità più old school, che richiamano al mondo del rock anni novanta. Avete avuto dei riferimenti precisi durante la produzione del disco?

Sì, come dicevamo prima il lavoro di ascolto che abbiamo fatto è stato determinante per riuscire a individuare il giusto sound per noi. I riferimenti che hai fatto tu ci sono molto, sono introiettati nel nostro modo di scrivere i pezzi e in particolare i testi. Per quello che riguarda le sonorità possiamo citare alcuni progetti dai quali abbiamo pescato un po’ d’ispirazione: Girl in Red, The Smiths, The Cure, Zen Circus tra gli altri.

Anche il titolo del vostro lavoro merita di essere contestualizzato. Ce lo raccontate?

Abbiamo scelto Immobili a ballare perché volevamo racchiudere nel titolo quel sentimento di impossibilità, di sentirsi fuori posto, che viene fuori un po’ in tutti i brani del disco. Utilizzare quest’ossimoro secondo noi rendeva bene questa condizione.

Esiste una canzone, su tutte, che sentite nello stesso modo intenso, con lo stesso sentimento di quando è nata?

Fortunatamente le sentiamo tutte vicine anche adesso. Quella che forse ci entusiasma più di tutte quando la suoniamo live è l’ultima traccia del disco, Usami.

E ora? È previsto un tour?

Un tour-ettino sì! Siamo partiti da Pistoia, il 24 novembre e il 9 dicembre suoneremo a casa nostra al G.O.B di Viareggio. Poi saremo al Lumiere di Pisa e di nuovo al Viareggio al Cro. Insomma, giriamo un po’ qua intorno con la speranza nel 2024 di allontanarci sempre un po’ di più


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