“Amo analizzare e unire puntini” / Intervista a De.Stradis

De.Stradis

Duale è l’EP d’esordio di De.Stradis, disponibile in CD e su tutte le piattaforme di streaming digitale per Sun Village Records con il sostegno di Puglia Sounds Record, distribuito da I.R.D. e Believe International. Ecco la nostra intervista all’artista.

Ciao Vincenzo, benvenuto! Il tuo nuovo EP Duale rappresenta un passo significativo nella tua carriera: dopo anni di scrittura quasi interamente in inglese sia con i Westfalia che con i Mangroovia, hai deciso di metterti a nudo scrivendo e cantando in italiano. A cosa è dovuta questa scelta?

Ciao, la transizione nella scrittura in italiano è stata molto lunga nonostante in termini di uscite sia iniziata solo da quest’anno. Il tutto è partito con i Mangroovia con i quali volevamo rivolgerci a un pubblico e a una realtà italiana e quindi quattro anni fa ho iniziato a fare i primi tentativi con loro. All’inizio non è stato facile voler esprimere le immagini che pensavo rispetto alle melodie che scrivevo ma col passare del tempo scrivere e far melodia è diventato un processo spontaneo e simultaneo. Sicuramente all’inizio utilizzare come mezzo la lingua inglese è stato un po’ uno schermo per non farmi capire, per una timidezza che sul palco e nella scrittura prima mi apparteneva di più. Sono molto contento di averla superata portando con questo progetto per la prima volta da solista il mio vissuto; al di là dei risultati è stata una ricerca umana e musicale bellissima.

Nei tuoi nuovi brani la matrice hip hop gioca sempre e comunque un ruolo centrale, mentre influenze jazz e R&B vanno a creare un calderone di input e stimoli da cui trai ispirazione per esprimere il tuo vissuto. Qual è stato il processo creativo alla base del nuovo EP? Vuoi raccontarci un aneddoto in particolare legato alla scrittura o alla produzione dei brani insieme a Filippo Bubbico?

Sicuramente hip hop, jazz e RnB sono tre filoni e approcci nel fare musica che mi porto dietro, il primo nel flow melodico, il secondo nella ricerca armonica, il terzo nel modo di fare coro. Non mi sento comunque un purista di questi generi: amo contaminare con tanto altro, che sia più nel circuito dell’elettronica che del rock. Al di là dell’aspetto sonoro il punto di partenza per me per scrivere un brano è una motivazione autoriale, molto più come un cantautore. Da quel punto di partenza ricerco nella musica dei legami e delle citazioni che possano fare coerentemente da immaginario. Il punto di partenza può poi essere un riff strumentale come un’idea melodica o armonica come un input testuale. Dopo aver costruito una prima preproduzione nel mio home studio il tutto viene trasformato in studio con Filippo. Di aneddoti ne ho due. Uno dei miei modi per scrivere i testi era girare per via del Pratello a Bologna, non lontano da casa mia, e guardarmi attorno, magicamente le parole uscivano fuori da sole. Il secondo riguarda il processo di lavoro con Filippo, senza volerlo a tutti i costi e senza alcuna pressione abbiamo dedicato precisamente tre giorni a ogni canzone, che erano quelli per cui scendevo giù in Puglia per lavorare con lui. Alla fine del terzo giorno, precisamente poco prima che dovessi partire, tutto quello che dovevamo fare era concluso e metabolizzato, non ci sono stati cambiamenti postumi alla produzione proprio perché gli intenti reciproci erano chiari e nella stessa direzione.

Quali sono le motivazioni alla base della scrittura di questi sei nuovi brani? Le produzioni, le citazioni e i cambi di ritmo sono stati uno strumento importante per veicolare il tuo messaggio?

Questi brani nascono ognuno in un momento diverso di questi ultimi quattro anni e descrivono umori e sensazioni di quel periodo, sono uno sfogo e una riflessione allo stesso tempo. Amo analizzare e unire puntini lasciando anche all’intuizione e al caso questo processo razionale e in particolare mi gaso se questo succede nelle produzioni. Succede per esempio in Parte di noi con dei tamburelli di pizzica campionati in background o in Our Life Is Gonna Change con delle voci confuse e pitchate per descrivere la confusione nella testa o in Quando era estate col rumore delle onde del mare. Questo tipo di processo mi affascinava già da adolescente quando sentivo i primi i dischi di Caparezza e l’ho voluto riproporre alla mia maniera. I cambi di ritmo invece sono un po’ una mia costante nel modo di scrivere da sempre e forse anche della mia personalità iperattiva e loquace.

Tu stesso dici: “La razionalità che si alterna all’istinto, la nostalgia del passato che cede alla preoccupazione per il futuro, il dolore fine a sé stesso che si trasforma in maestro di vita, confluiscono nel titolo ‘Duale’.” Il tuo nuovo EP è quindi una fotografia della tua vita? Qual è il messaggio ultimo del tuo nuovo lavoro?

Se penso a quello che è il mio vissuto ho sempre alternato una mente estremamente quadrata e razionale nel lavoro e nei rapporti umani a una istintiva sul palco e nella scrittura. Mi sono sentito sempre molto radicale in questa posizione, è una cosa che ho compreso e imparato ad apprezzare nel tempo. Più che duale l’essere umano è molteplice ma volevo riflettere e far empatizzare anche a chi ascolta questa ambivalenza di visioni in una stessa tematica come succede in Ombre riflettendo sul dolore.

Il brano Ombre è una riflessione sul dolore figurata lungo un viaggio in ascensore di notte. Nel videoclip ufficiale, il protagonista si trova bloccato in un sogno che diventa incubo, in un continuo scontro tra inconscio e: a chi o a cosa si ispira quest’estetica onirica e, più in generale, l’immaginario del video?

Il video cita per estetica un film incredibile di Michael Gondry che si chiama L’arte del sogno. Conoscevo Gondry per lavori che avevo amato come Eternal Sunshine of the Spotless Mind o senza saperlo lo stesso videoclip di Around the World dei Daft Punk ma non conoscevo l’Arte del Sogno. Giulia Menaspà, la regista con cui ho avuto il piacere di lavorare, ha pensato di citare il film ricreando una scenografia onirica con oggetti di scarto come cartone, tappi di sughero eccetera. L’effetto di questa scenografia è di dare un’idea appositamente fake della scena senza l’ausilio di effetti speciali. Il messaggio arriva forte e chiaro mostrandoti la cruda verità delle cose senza il filtro della post-produzione digitale. Onorato e fortunato di aver trovato un’alleata del genere per veicolare il messaggio di questo brano.


Tutte le nostre interviste sono disponibili a questo link.

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