“Amo la sincerità, la credibilità e la non banalità” / Intervista a Buonforte

Buonforte

Un continuo oscillare tra le nuove forme dell’itpop e una ricerca poetica che guarda con orgoglio alla migliore tradizione cantautorale: questa è l’alchimia vincente di Gabriele Buonforte, penna umbra in scoperta di nuovi spazi da restituire alla creatività attraverso una profonda ricerca interiore e un tentativo di restituire al pop lo spessore che merita. Tutto questo e molto di più è Silhouette, il disco del cantautore pubblicato in dicembre: potevamo non fare qualche domanda all’artista?

Benvenuto! Come ti senti all’alba di questo nuovo debutto?

Ciao! Prima di tutto mi sento sollevato e soddisfatto ma mi sento anche in balia di tante cose che stanno accadendo nella mia vita, in balia tra presente e futuro.

Il tuo è un lavoro particolare e ricco di sfumature, in una vera e propria altalena emotiva. Cosa racconta questo disco di Gabriele?

Domandona, mi piace! Di una silhouette puoi vedere solo i contorni, non quello che c’è dentro. Questo disco parla essenzialmente di ciò che è dentro, di ciò che è difficile da comprendere e da prevedere. Per me parla delle mie sfumature, non dei miei colori. Dico per me perché non mi interessa che la gente mi capisca, mi interessa che la gente si capisca, che si possa rivedere nelle mie canzoni, nelle sfumature che racconto che alla fine sono di tutti.

A brani più malinconici si alternano ballate più intense, dove però l’amore la fa sempre da padrone. È così?

Difficile dare una risposta convinta a questa domanda, credo che in ballo ci siano tante emozioni nelle sensazioni che racconto. Poi l’amore è tante cose; ci sono canzoni che possono sembrare rivolte a una ragazza della quale sono innamorato ma invece sono rivolte a degli amici, dei quali sono, in qualche modo, comunque innamorato. Direi quindi di sì, l’amore c’è sicuramente, in qualche brano di più, in altri di meno, non fa da padrone su qualche brano ma probabilmente lo fa sul disco.

Tra le tracce del disco ce n’è una che sembra essere registrata dal vivo, in live session: ce ne vuoi parlare?

Non ho scritto canzone più sincera, severa, cruda e leggera di I segreti del presente. Ogni volta che la ascolto ho il sorriso in faccia, un macigno nel cuore e una pistola puntata alla testa che mi dice: “ascolta, questo è quello che sei, non dimenticartelo”. Inoltre mi sono sempre esibito in acustico, delle volte anche solo chitarra e voce; ho trovato che fosse l’occasione giusta per raccontare anche questo di me. Non avrei potuto che registrarlo in acustico.

Se dovessi dirci quali sono le cose che ami di più e quelle che ami di meno di Buonforte?

Di Buonforte ti direi che amo la sincerità, la credibilità e la non banalità, parlare di certe cose non è facile proprio perché è molto facile cadere nel banale, anche se riconosco di non essere troppo originale. Non originale ma non banale. Di Gabriele, invece, apprezzo ciò che porto sempre con me: la leggerezza, la profondità, la spensieratezza, la gentilezza e la tenerezza. Proprio come in Silhouette. Non apprezzo tante cose ma se iniziassi a elencarle potrei non finire più.

Consigliaci cinque dischi che non possiamo perderci, o che dobbiamo riascoltare!

Cambio di Lucio Dalla o anche solo Le rondini, quella canzone vale tutta la sua discografia.
Possibili scenari (piano e voce) di Cesare Cremonini.
Che Dio ti benedica di Pino Daniele.
Let It Be dei Beatles.
The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd.

Gabriele, grazie del tuo tempo. Adesso quali sono i prossimi passi del tuo percorso?

Grazie a voi! Concerti, concerti e ancora concerti! L’obiettivo è quello di suonare il più possibile e in più posti possibile per raggiungere più persone possibile.


Tutte le nostre interviste sono disponibili a questo link.

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